
23) I trpoi di Enesidemo.

    I trpoi sono gli argomenti fondamentali con cui gli scettici
sostenevano la loro posizione di assoluto agnosticismo. I dieci
trpoi proposti da Enesidemo di Cnosso consentono di dire come le
cose ci appaiono, ma non come esse sono nella realt. Da ci la
necessit della sospensione del giudizio anche sul piano della
conoscenza sensibile

Sesto Empirico, Schizzi pirroniani, I, 210.

    1   Dieci modi ci son tramandati [...]. Questi son
riconducibili a tre, derivanti dal soggetto giudicante,
dall'oggetto giudicato e da entrambi [...]. A loro volta questi
tre si riconducono a quello della relazione; sicch la relazione 
il pi generale, son speciali i tre, subordinati i dieci.
    2   Il primo discorso  quello secondo il quale per la
differenza fra gli animali non si han le stesse rappresentazioni
dalle stesse cose. Questo inferiamo dalle differenze nella
generazione loro e dalla diversit delle costituzioni dei corpi.
    3   E' naturale dunque che tali disuguaglianze e diversit
[...] producan grandi contrasti di affezioni [...] e grandissima
discordia di rappresentazioni. E se le stesse cose appaiono
dissimili per la diversit fra gli animali, potremo dire, s,
quale appare a noi l'oggetto; ma qual  in realt sospenderemo di
giudicare. Poich non potremo farci giudici fra le
rappresentazioni nostre e quelle degli altri animali, essendo noi
stessi parte in causa, e per ci pi bisognosi di un giudice, che
capaci di giudicar noi.
    4   Il secondo modo [...] deriva dalla differenza fra gli
uomini. Ch se anche per ipotesi si conceda che sian pi credibili
gli uomini che le bestie, troveremo, anche per quanto riguarda le
differenze fra noi, indotta la sospensione del giudizio. Delle due
parti di cui dicesi composto l'uomo, anima e corpo, per entrambe
differiamo fra noi [...]. Perci anche nel bramare e fuggire le
cose esterne c' molta differenza [...] e della grande, anzi
infinita differenza fra le menti degli uomini  massima prova la
discrepanza fra le asserzioni dei dogmatici [...] anche su ci che
si debba cercare o evitare. E se le stesse cose muovon
diversamente per la diversit fra gli uomini, sar indotta
naturalmente anche per ci la sospensione.
    5   Ma poich i dogmatici son tutti pieni di s [...], anche
limitando il discorso a un sol uomo, per esempio al sapiente
sognato da loro [...], esaminiamo il terzo modo [...] proveniente
dalla differenza fra le sensazioni. Che differiscan fra loro le
sensazioni  evidente: le pitture alla vista paiono aver
rientranze e sporgenze, non certo al tatto. Il miele appar
gradevole alla lingua per alcuni, sgradevole agli occhi [...].
Perci quale sia in realt ognuna di queste cose, non possiam
dire; possiam dire quale ci appaia di volta in volta [...]. E non
riuscendo i sensi a comprender gli oggetti, neppur la mente ci
riesce. Sicch anche per questo discorso pare concludersi la
sospensione sugli oggetti esterni.
    6   Ma per conchiudere alla sospensione anche fermando il
discorso a un solo senso o prescindendo dai sensi, prendiamo anche
il quarto modo, detto delle circostanze, intendendo le nostre
disposizioni. Diciamo che va considerato nei casi dello stato
naturale o innaturale, della veglia e del sonno, dell'et, del
muoverci o star fermi, dell'odiare o amare, dell'esser in bisogno
o sazi, ubriachi o astemi, delle predisposizioni, dell'aver
coraggio o paura, dolore o gioia. Essendoci cos grandi
disuguaglianze [...],  facile forse dire quale appaia ad ognuno
ciascun oggetto, non quale sia. [...].
    7   Il quinto discorso riguarda posizioni e intervalli e
luoghi: ch per ognuno di questi le stesse cose appaion
differenti. Per esempio lo stesso portico visto da un'estremit
pare restringersi, dal mezzo par tutto uguale [...]; lo stesso
remo nel mare par spezzato, fuori diritto [...]; i colli delle
colombe diversamente inclinati paion diversi di colore. Poich
dunque tutti i fenomeni si veggono in un luogo, da un intervallo,
in una posizione [...] siam costretti anche da ci a venire alla
sospensione.
    8   Il sesto modo riguarda le mescolanze: onde concludiamo
che, poich nessun oggetto si coglie in se stesso, ma con altro,
si pu ben dire qual  la mescolanza dell'oggetto con ci che 
percepito insieme; ma non quale sia l'oggetto esterno in s [...].
    9   Il settimo modo [...] riguarda le quantit e costituzioni
degli oggetti, intendendo per costituzioni le composizioni [...].
Per esempio [...] i grani di sabbia a uno a uno paiono ruvidi,
messi in mucchio danno impressione di morbidezza. [...] Cos il
rapporto di quantit e costituzione confonde la percezione degli
oggetti esterni.
    10  L' ottavo modo  quello della relazione [...]. Questo si
dica in due sensi: 1) rispetto al giudicante [...] 2) rispetto
alle cose percepite insieme [...]. Che tutto  relativo s' gi
detto: rispetto al giudicante, che tutto appare relativo a un dato
animale, a un dato uomo, a un dato senso, a una data circostanza.
Rispetto alle cose percepite insieme, che tutto appar relativo a
una data mescolanza, localit, composizione, quantit, posizione.
    11  Del modo che diciamo nono nella serie, della continuit o
rarit degli incontri, questo su per gi diciamo: il Sole  certo
molto pi impressionante che una cometa; ma poich il Sole lo
vediamo di continuo e la cometa di rado, dalla cometa siam colpiti
s da crederla segno divino, dal Sole niente. [...]. Concludiamo
che quale ci appaia ciascuna cosa a seconda della continuit o
rarit degli incontri, potrem dire; ma quale sia nudo e crudo
ciascuno degli oggetti esteriori non siamo in grado di dire.
    12  Il decimo modo che concerne specialmente i fatti morali
riguarda l'educazione, i costumi, le leggi, le credenze mitiche e
le opinioni dogmatiche. [...] Non potrem dire quale sia di sua
natura l'oggetto, ma quale appare a seconda dell'educazione, della
legge, del costume eccetera Anche per ci dunque ci tocca
sospender il giudizio sulla natura della realt esterna

(R. Mondolfo, Il pensiero antico, La Nuova Italia, Firenze, 1961
3, pagine 428-430).

